Calci da Pro
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Il solito Bongiovanni, dichiara: "…allora sapessero che questa società non è costituita da ebeti, questa società è costituita da persone che hanno le palle nel cervello”. Se lo dice lui

Disquisire di calcio con la dirigenza attuale del Taranto è diventato problematico. Del resto lo conferma lo stesso vice presidente, Antonio Bongiovanni quando dichiara (esistono registrazioni e filmati documentali): “…allora sapessero che questa società non è costituita da ebeti, questa società è costituita da persone che hanno le palle nel cervello”.
Una affermazione, senza dubbio molto forte, che sembrerebbe riferirsi soltanto ad un presunto valore attribuito ai genitali maschili. Analizzandola con attenzione suona più come propria ammissione di confusione mentale che complimento alle proprie attività intellettuali. Perché tenere quelle “cose” nella testa, nel gergo abituale, complica solitamente le idee. Certamente non aiuta a migliorarle.
La pochezza dei risultati sportivi conseguiti, il modo di proporsi alla platea e la grande confusione che traspare a livello organizzativo/gestionale hanno indispettito la stragrande maggioranza della tifoseria ionica. Il nervosismo con il quale Bongiovanni parla di “abbandono” della nave, da parte di alcuni calciatori nella scorsa stagione, paragonandoli a tanti “Schettino”, solleva l’ilarità generale. Non se ne può più dicono oggi i tifosi. Perché i primi a disertare lo Iacovone,  a non seguire la squadra in trasferta, sono stati proprio lui e la signora Zelatore. E’ risaputo dal mondo intero.
In questo Taranto non esiste continuità. Il settore giovanile, figlio di un dio minore, viene sballottato ed affidato sempre a gestioni provvisorie dalla vita breve. Ultimamente anche approssimative. Gli allenatori più preparati vengono emarginati. Le squadre vengono affidate a chi si accontenta di compensi irrisori. Cose da 200/300 euro mensili. La meritocrazia e la capacità professionale non contano. Ci si preoccupa più del risultato che della formazione dei ragazzi. Con questa mentalità non ci potrà mai essere crescita. Non esistono tarantini che negli ultimi campionati si sono affermati con la maglia rossoblù. Sono il sintomo palese di una istruzione tecnica approssimativa, precaria. Alla prima squadra del Taranto arrivano sempre under provenienti da territori inimmaginabili. Vengono preferiti ai giovani “allevati” nel settore giovanile. Quasi sempre sono delle “pippe” boreali. Recitano da comparse per poi eclissarsi nell’anonimato. Sui perché, sulle ipotesi e sulle motivazioni si potrebbero scrivere mille argomentazioni.
Un capitolo a parte merita la comunicazione e la trasparenza. Con questa dirigenza l’informazione è un optional. Si deve nascondere tutto. Ma nel calcio, come si usa dire, non si sa quello che non si fa!  Infatti, a seguito di quanto accaduto nel dopo  Messina (comunicato stampa e atti di violenza del 22 marzo) la società del Taranto ha ricevuto notifica della chiusura delle indagini da parte della Procura Federale della Federcalcio. Per le gravi accuse formulate nei confronti del massimo esponente del club, Elisabetta Zelatore, nonché del responsabile dei rapporti con i tifosi, giungerà a breve il deferimento. E’ possibile che l’organo requirente formuli una richiesta di condanna a una forte ammenda. E’ perfino ipotizzabile una richiesta di penalizzazione. C’è solo da augurarsi che le cose volgano al meglio. Quella maglia negli ultimi tempi è già stata bistrattata a sufficienza.
Nella comunicazione Bongiovanni è diventato campione dell’arroganza. Tra “palle nel cervello”, Schettino ed epiteti poco appropriati nei confronti dei tifosi, sta superando se stesso. I suoi atteggiamenti (e quelli di Elisabetta Zelatore) hanno spaccato l’ambiente dei sostenitori del Taranto. Il loro indice di gradimento è sceso sotto il limite di guardia. Non si registra mai la loro volontà di fare un passo indietro. Sbagliano sempre e soltanto gli altri. A loro dire. Proprio per questo il partito della diserzione ha preso il sopravvento. L’inizio della stagione non si presenta sotto gli auspici migliori. In tanti spingono per il loro allontanamento. L’invito ad andarsene è sempre più insistente. In uno staff di collaboratori totalmente rinnovato (da pochi giorni) già si avvertono sinistri scricchiolii nei rapporti interpersonali. La cosa non meraviglia. Il carattere ondivago dei protagonisti non cambia dall’oggi al domani. Chi di dovere era stato compiutamente avvertito.
Nel frattempo gli addetti stanno allestendo la squadra. Qualche minestra riscaldata. Qualche giocatore di secondo piano. Una sola vera punta di valore (Pera). Lascia qualche dubbio la tenuta fisica di altri. Un organico ancora incompleto ed un reparto (centrocampo) ancora tutto da inventare. Per una classe territoriale di media appiattiti sono tutti dei “fenomeni”. Ce lo auguriamo. Abbiamo già registrato la sortita stonata di qualche addetto. Dimenticano che i consensi si conquistano sul campo. Con i risultati. E che tutti i campionati si vincono a primavera. Dopo che si è sciolta la neve. Per i resto le chiacchiere le porta via il vento! Sempre.

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