Povero Taranto, come ti stanno riducendo

Calci da Pro
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La domanda più ricorrente riguarda la Fondazione Taras 706 a.C. Dove sono stati sino al 27 maggio scorso? Il club, secondo loro, era in regola con tutti i pagamenti. La massa debitoria era contenuta. Il Taranto rappresentava un modello di gestione. Resta il fatto che il primo allarme, dopo anni di “fragoroso” silenzio, è stato lanciato soltanto nello scorso 17 maggio. Guarda caso, all’indomani della rottura dei rapporti tra Bongiovanni, Zelatore ed i rappresentanti dei supporters trust

Il Taranto del prossimo campionato. Sta nascendo una buona squadra. Di categoria. Destinata, almeno sulla carta, a recitare un buon ruolo nella prossima stagione. Si evidenzia, nelle scelte di mercato, la mano di Ciccio Cozza. Alcuni giocatori, la maggior parte, provenienti da lidi conosciuti dal nuovo tecnico ionico, denotano la sua conoscenza del materiale tecnico ed umano sul quale poter fare affidamento. Un valore aggiunto poter contare sulla prolificità sotto rete di Pera. Indiscutibilmente un buon colpo. Ove tutte le tessere del mosaico fossero collocate al posto giusto ci si potrebbero aspettare risultati soddisfacenti.
Parlare di un campionato di vertice è auspicale. Sul pronosticare la vittoria, a prescindere, meglio andarci cauti. La primavera, in questi casi, risulta sempre decisiva. L’avvio dell’ attività sportiva e tecnica appare senza dubbio positiva. Alcune esteriorità messe in luce dai protagonisti non sono condivisibili, ma fanno sempre parte del folklore caratteriale dei singoli. Sono ragazzi usava dire un mio vecchio presidente. L’inesperienza porta sovente a manifestazioni che il buon senso non approva. Come non è edificante mettersi in competizione con chi, in questo territorio e non solo, del calcio ha recitato la storia.
Le cronache ci hanno regalato il resoconto del cda del Taranto del 7 luglio scorso. Redatto dalla Fondazione Taras 706 a.C.
I supporters trust, nella loro dettagliata relazione, analizzano il comportamento della Società. Mettono in evidenza la decisione della proprietà di percorrere “nuovamente” la strada della rateizzazione contributiva, con lo Stato. Attivando quella che sembrerebbe una “prassi” delle società calcistiche.
Su quel “nuovamente” e su quella “prassi” ci sono da fare tante riflessioni. E’ evidente che il Taranto si finanzia incrementando il debito nei confronti dell’erario. Facendo lievitare la massa debitoria. Dimostrando di non possedere le risorse finanziarie per far fronte ai costi di gestione. Evidente anche che la tanto sbandierata solidità del club vacilla. E non di poco.
Sulla “prassi” c’è da fare un profondo distinguo. La consuetudine del ricorso alla rateizzazione di contributi ed Iva appartiene soltanto a quei club che tutti gli anni debbono ricorrere a stratagemmi per ottenere la licenza nazionale. In parole povere per essere iscritti. Facciamo l’esempio del Latina, del fallito Como, del Palermo, del Modena, della Juve Stabia, dell’Arezzo. Della Paganese dello scorso campionato.
Ma la domanda più ricorrente riguarda la Fondazione Taras 706 a.C. Dove sono stati sino al 27 maggio scorso? Su quel nuovamente e su quella prassi c’è da scrivere un poema. Argomenti sui quali, in passato, i così detti “garanti” e “controllori” , per quella terminologia da loro stessi usata, risulta evidente che erano stati già informati.
Eppure, a memoria d’uomo, tutto era perfetto solo sino a qualche settimana addietro. Il club, secondo loro, era in regola con tutti i pagamenti. La massa debitoria era contenuta. Il Taranto rappresentava un modello di gestione. Resta il fatto che il primo allarme, dopo anni di “fragoroso” silenzio, è stato lanciato soltanto nello scorso 17 maggio. Guarda caso, all’indomani della rottura dei rapporti tra Bongiovanni, Zelatore ed i rappresentanti dei supporters trust. L’ennesima pagina triste scritta sulle vicende del Taranto e sulla pelle dei tifosi. Poi ci si meraviglia se la situazione, nel suo complesso, non migliora.
Il campanellino d’allarme ha comunque iniziato a suonare. Quel “nuovamente” lascia intendere che il monte debiti potrebbe essere non indifferente. Meglio non esporsi a previsioni. Z&B potrebbero rizzelarsi.  Un passato incerto ed un futuro nebuloso per quanto concerne l’aspetto economico del club. Affidando alla squadra ed ai risultati l’onere di risollevare le sorti del bilancio. Da qui le sollecitazioni nei confronti dei tifosi di evitare la “minacciata” diserzione. Uno Iacovone vuoto farebbe piangere il cassiere e non soltanto.
Tanti progetti fantasmagorici potrebbero andare a farsi benedire. Con un interrogativo. Le varie sponsorizzazioni megagalattiche che fine hanno fatto? Ed il contributo dell’industriale Roberto Damaschi? Ce lo stiamo giocando a “porchetta” e “salsicce” nel terzo tempo delle amichevoli programmate in Umbria? Povero Taranto. Come ti stanno riducendo!

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