Z&B, il nervosismo sgretola le loro certezze in minacce

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Nella gestione Zelatore e Bongiovanni esiste soltanto la prima squadra. Non esiste azienda calcio. Non è mai esistito un progetto tecnico. Lo sta a dimostrare il ricambio vorticoso delle risorse umane. Alle dipendenze del duo sono transitati calciatori, tecnici, collaboratori, addetti (più o meno qualificati) in quantità industriale. Un numero da guinness dei primati. Tutti “fenomeni”, all’atto della loro presentazione. Il tempo ha poi dimostrato che, nella maggior parte dei casi, non erano neppure idonei per calpestare l’erba dello Iacovone

Esiste un comune denominatore attorno al quale le poche certezze, sul futuro prossimo dell’attuale dirigenza del Taranto, si sgretolano. Si chiama nervosismo. Esteriorità che si manifestano con i loro comportamenti. Atteggiamenti che si riconducono, tutti, nelle minacce.
Il campione, in questa missione, è l’avvocato Tonio Bongiovanni che apostrofa il tuo nome in pubblico, in tua assenza, promettendoti la galera. Stiamo aspettando, fiduciosi, le sue arance. Dietro di lui non è da meno la pletora dei suoi leccapiedi. Non digerisce, il campione del “ce ste ride stuè”, che gli si sbatta in faccia la realtà. Che lo si metta di fronte alle responsabilità dei fallimenti, suoi e della presidentessa Elisabetta Zelatore, conseguiti nel Taranto. Sull’esito delle minacce dell’avvocato Bongiovanni (e di chi segue la sua pessima linea) il tempo, come recita sempre in questi casi, sarà galantuomo.
La recente retrocessione, condita  da fatti e misfatti tutt’ora sub judice sia per quanto attiene la giustizia ordinaria che per quella sportiva, viene fatta transitare come l’inizio, programmato, di un’era. Aldo Roselli, nell’oblio totale, parla dell’anno zero. Spudoratamente. Infischiandosene dell’opinione pubblica. Come se tutto facesse parte di un “brillante” progetto di crescita. Un piano industriale all’inverso. Alla maniera dei gamberi.
Zelatore, Bongiovanni ed il loro entourage, non accettano la critica. Trasuda, come accennato, dal loro nervosismo. Dal loro stato di insicurezza. Secondo una loro specialissima logica comportamentale rispondono con le minacce anziché, come correttezza pretenderebbe, con i fatti. Con la trasparenza. Con i risultati. Rispecchia una carenza di tranquillità.
Tradotto in maniera semplice. Se mi sento forte dei miei progetti li sostengo con i miei comportamenti. Rimango lineare nelle esternazioni. Non cerco di imporre il silenzio a chi manifesta il proprio pensiero in democrazia. Più mi agito, più si appalesa il mio stato di debolezza. L’incapacità di imporre, con i fatti, la bontà delle mie ragioni. In sintesi: dimostro, non ricorro all’utilizzo di frasi sibilline. Alle mezze verità. La solidità finanziaria si concretizza nei numeri a bilancio non nelle parole. Il Taranto attuale queste certezze non le offre.
Nella gestione Zelatore & Bongiovanni accade questo. Relativamente a tutto. Citiamo solo alcuni esempi. La massa debitoria che, abbiamo recentemente appreso dalla Fondazione Taras, sta ingigantendosi con il passare del tempo, indica una carente qualità della gestione finanziaria. La scarsa organizzazione del settore giovanile, dove tutti gli addetti (tecnici e collaboratori) transitano con la velocità di una meteora e senza poter offrire alcun risultato positivo. Dove nessun giovane in addestramento riesce ad emergere con la maglia rossoblù. Un giudizio sui responsabili attuali? Chi vive da folle banderuola non merita né menzione né considerazione.
Nella gestione Zelatore e Bongiovanni esiste soltanto la prima squadra. Non esiste azienda calcio. Non è mai esistito un progetto tecnico. Lo sta a dimostrare il ricambio vorticoso delle risorse umane. Alle dipendenze del duo sono transitati calciatori, tecnici, collaboratori, addetti (più o meno qualificati) in quantità industriale. Un numero da guinness dei primati. Tutti “fenomeni”, all’atto della loro presentazione. Il tempo ha poi dimostrato che, nella maggior parte dei casi, non erano neppure idonei per calpestare l’erba dello Iacovone.
Sta iniziando la nuova stagione sportiva. La logica di Zelatore e Bongiovanni è sempre la medesima. Il parto di una concezione ondivaga. Si è assistito all’ennesima rivoluzione tecnica. Non è rimasta traccia del passato. Anche tra gli addetti alle scrivanie. E’ stata fatta piazza pulita in tutto. Nel tentativo di arginare lo scetticismo generale, al quale si è voluto rimanere sordi, si sta tentando di allestire un organico degno della serie D. Il Taranto, con il Cerignola e forse la Nocerina, potrebbe rappresentare l’elite del girone H. Inevitabile attendersi la rivelazione di un quarto incomodo. Gravina la sorpresa di turno? L’errore, in questa fase, può essere quello di mettersi in competizione con le avversarie, rincorrendo le operazioni di mercato dell’una o dell’altra. Si rileva che nella scelta delle risorse umane incide molto la volontà del nuovo allenatore. Un rischio? Certamente, per lui, una responsabilità non di poco. Conoscendo l’umore ondivago dei suoi datori di lavoro.
Con una riflessione. Tutto l’entourage genuflesso si riempie la bocca parlando dell’anno zero. Di un budget importante. Di una stagione di rilancio. A ben pensarci è solo quello che chiede la piazza. Voci di corridoio (quello di via Minniti ha molti spifferi) riferiscono però che  si sono presi impegni che condizionano la gestione soltanto sino al mese di dicembre. Poi si vedrà! Possibile? Maledetti sti pettegoli, che fanno circolare certe voci. Si, perché errare è umano, perseverare sarebbe veramente diabolico.

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