Blasi - Taranto calcio, certi treni passano una sola volta!

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Adesso vendo, ora non più. Un turbinio di comunicati stampa e di auto-smentite che rasenta “oggi le comiche”. Quello del passo del gambero, del non si vende più, ha sollevato l’ilarità generale per i suoi contenuti. Il duo afferma di aver  a preso atto dei numerosi attestati di stima pervenuti. Quali? Quelli che, concordati, si sono scambiati tra di loro con la squadra, il tecnico e Damaschi?

Se la cantano e se la piangono da soli. Elisabetta Zelatore e Tonio Bongiovanni. Adesso vendo, ora non più. Un turbinio di comunicati stampa e di auto-smentite che rasenta “oggi le comiche”. Quello del passo del gambero, del non si vende più, ha sollevato l’ilarità generale per i suoi contenuti. Il duo afferma di aver  a preso atto dei numerosi attestati di stima pervenuti. Quali? Quelli che, concordati, si sono scambiati tra di loro con la squadra, il tecnico e Damaschi? Alla vogliamoci bene, tanto non è successo nulla?
Zelatore e Bongiovanni parlano di “messaggi” provenienti addirittura dal mondo. Meno male che si sono fermati soltanto a “quello”, il mondo e non si sono allargati anche agli extra terrestri. Ci sarebbe stato veramente di che sbellicarsi dalle risate. Evidentemente pensano che i tarantini portano gli orecchini al naso. Tanto è il poco rispetto che riservano al pensiero della maggioranza degli sportivi e dei tifosi che seguono le vicende della “maglia” rossoblu. Le scuse tardive (ci sono voluti tre mesi) e di comodo, dove comunque si addossano sempre ad altri le responsabilità degli insuccessi sportivi e di gestione, non servono a far mutare l’opinione generale su di una situazione fatta da loro stessi  degenerare con l’assunzione di comportamenti e decisioni quasi sempre censurabili.  
Permane in loro la “volontà” di un probabile-futuro disimpegno. Asseriscono. Ma quando mai! Volontà e probabile, sono due parole che mal si coniugano tra di loro. Viene inevitabile interrogarsi sulla totale mancanza dei contenuti logici delle loro espressioni.
A Taranto, dal loro avvento, si parla solo di “pallone”. Di calcio non più. Si parla di ripescaggi, di abusivi nei ruoli, di aggressioni ai calciatori, di “tigri della Malesia”, di articolo 595 del codice penale e del 21 della Costituzione, di querele e di minacce. Di retrocessioni. Del calcio, grazie al magnifico duo, si è smarrito il significato, l’essenza, il “profumo”. Il pallone, in riva allo Ionio, si è sgonfiato!
Zelatore e Bongiovanni hanno bluffato asserendo che intendevano cedere la Società al valore nominale di 1 euro. Non sono mai state quelle le loro reali intenzioni. Su quei libri contabili non ci vogliono far mettere gli occhi a nessuno. Si sono fatti un’autorete. Ritenevano, sbagliando, che non ci sarebbero stati soggetti interessati. Avrebbero così potuto rimproverare la piazza. Tirare le orecchie ai fautori della “diserzione”. Gli è andata storta. Per questo stanno cercando di fare una repentina retro marcia. Si tratta soltanto dell’ennesima pessima figura.
Non è stato tanto l’interessamento di Benedetto Mancini, quanto la manifestazione di interesse sottoscritta da Luigi Blasi che li ha colti di sorpresa. L’ex presidente, il mio presidente, è sceso in campo imbracciando un bazooka. Il suo progetto rappresenta un fatto di globalizzazione assoluta e di grande spessore. La riqualificazione dello stadio, del territorio e delle aree limitrofe. Lo Iacovone nella disponibilità quotidiana della popolazione. Foresteria, sede, museo del calcio, ristorazione, piscina, area commerciale, di divertimento e quant’altro di utilità alla cultura dello sport ed allo sviluppo del calcio tra i giovani. Un progetto industriale per rendere finanziariamente solida la Società del Taranto. Con una squadra finalmente degna della sua tradizione e del suo blasone. Con investimenti mirati nel settore giovanile ed una rivalutazione del calcio del territorio. Il calcio inteso come azienda. Anche dalle nostre parti. Finalmente.
Conosco da tempo le intenzioni di Gigi Blasi. Glielo avessero permesso, le avrebbe realizzate già dieci anni orsono o giù di lì. Mi domando se ne gliene sarà mai concessa l’opportunità. Se la città, sotto questo aspetto, ha veramente la voglia di crescere. Perché, è bene ricordare, certi treni passano una sola volta!

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