Su quel filo logico il Taranto inciampa

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La caratteristica  che emerge, in negativo, nella gestione di questo Taranto, è la volontà di nascondere tutto a tutti. Con l’invio trasversale di messaggi in merito al gradimento, o meno, di taluni comportamenti. Zelatore e Bongiovanni sono stati capaci di creare il partito dei sei con me o sei contro di me. Con una pregiudiziale non indifferente. In questo ultimo caso vivi da emarginato

La quotidianità dei fatti conferma quanto abbiamo sempre asserito da queste pagine. A Taranto, dall’avvento del duo (Zelatore e Bongiovanni), si parla solo di “pallone”. Di calcio non più. Si parla di ripescaggi, di abusivi nei ruoli, di aggressioni ai calciatori, di “tigri della Malesia”, di articolo 595 del codice penale e del 21 della Costituzione, di violenza, di smentite, di querele e di minacce. Di retrocessioni. Del calcio, grazie al quel magnifico duo, si è smarrito il significato, l’essenza, il “profumo”. Il pallone, in riva allo Ionio, si è sgonfiato!
Nella incresciosa vicenda, verificatasi nel dopo partita di Monturano, Gianni Sebastio ed il suo “innominabile” aggressore non sono protagonisti. Non sono carnefici. Sono soltanto vittime di un episodio che lascia interdetti. Vittime di un insieme di comportamenti che nulla hanno a che vedere con il sistema calcio. A Taranto, nella gestione Zelatore e Bongiovanni, accade anche di questo.
Certamente Gianni Sebastio, nell’esercizio della professione, non è soggetto “dolce di sale” come si usa dire in riva allo Ionio. Ne parlo con cognizione di causa ed esperienza personale. Cerca in tutte le maniere ed in tutti i modi di farsi rispettare e di svolgere il suo lavoro. Non accetta restrizioni di sorta e cerca sempre di far valere le sue ragioni di cronista. Di far rispettare, dal suo interlocutore di turno, il diritto alla cronaca.
Avendo per anni vissuto, come cronista di Studio100, da media partner del club ed essendo convinto sostenitore dei colori rossoblù, mal digerisce (è comprensibile) la decisione che lo vede relegato a ruolo di comprimario. Non fa certamente parte del suo dna. I tempi della diretta, il collegamento al satellite e la necessità di inviare i servizio con una certa celerità potrebbero averlo indotto ad una pressione comportamentale mal digerita dagli addetti.
Da qui all’uso della violenza (il così detto alzare le mani che ci sarebbe stato) ci sono però milioni di anni luce. A tutte le latitudini. Non è certamente quello il modo migliore per rasserenare animi già sufficientemente scossi. Il rimbalzare tra le accuse e le smentite di parte non migliora la situazione. Ci si dimentica troppo facilmente che il Taranto è un bene della città e dei suoi tifosi. Che bisogna saperne salvaguardare immagine e credibilità.
Emerge, in questo, la carente organizzazione della Società gestita da Elisabetta Zelatore e Tonio Bongiovanni. L’ufficio stampa del Taranto ha dei doveri nella disciplina dei rapporti con i media al seguito della squadra. Il rispetto dei contratti di esclusiva non vieta agli altri addetti alla comunicazione il diritto di intervista ai tesserati. Magari in seconda battuta. Sono situazioni che vanno regolamentate a priori e gestite con avvedutezza e diplomazia. Proprio per evitare il sorgere di malintesi. Mai dimenticando, nello specifico, il ruolo recitato dallo stesso Sebastio in tanti anni di informazione calcistica tarantina. Nella gestione del Taranto attuale non vengono evidentemente rispettati ruoli e gerarchie. Trapela una indiscrezione, che se rispondesse a verità ci sarebbe da interrogarsi, a chi giova la presenza di addetti alla segreteria nell’area riservata alla stampa a fine partita? In periodo di ritiro precampionato.
La caratteristica  che emerge, in negativo, nella gestione di questo Taranto, è la volontà di nascondere tutto a tutti. Con l’invio trasversale di messaggi in merito al gradimento, o meno, di taluni comportamenti. Zelatore e Bongiovanni sono stati capaci di creare il partito dei sei con me o sei contro di me. Con una pregiudiziale non indifferente. In questo ultimo caso vivi da emarginato.
Recentemente ed in colpevole ritardo, Elisabetta Zelatore ha chiesto scusa alla città, agli sportivi ed ai tifosi. Per i tanti errori commessi e per l’indecorosa retrocessione dello scorso campionato. Ha rincarato sulle colpe e sulle responsabilità. Addossandole ancora una volta alla scelta sbagliata di risorse umane. Abbiamo scritto che errare è umano, perseverare diventa diabolico. Si perché, visto il ripetersi di avvenimenti che definirli incresciosi rasenta il ridicolo, possibile che questi errori capitino sempre e soltanto a loro?
La scena, come è facile rilevare, la catturano sempre e purtroppo, questi squallidi avvenimenti. Da queste parti parlare di calcio, chiedo scusa di pallone, è diventato veramente difficile. Gli impegni agonistici di agosto danno risultati alquanto approssimativi sul valore effettivo degli organici. Dare giudizi, in questo periodo, è sempre un esercizio avventato. Il Taranto si presenta ai nastri di partenza con i favori del pronostico. Dovrà meritarsi la palma del migliore. Confrontandosi con le non trascurabili difficoltà ambientali e con il carattere ondivago del magnifico duo (Zelatore e Bongiovanni). Due ostacoli di non poco conto da non sottovalutare. Da troppo tempo, questa proprietà del Taranto, inciampa in un filo logico. Non se ne può più!

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