Bongiovanni: quì comando io

Calci da Pro
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Solo un campionato in grande spolvero, confezionato con convincenti prestazioni/risultati sul campo, potrebbe forse far riavvicinare al club la pubblica opinione. Lo scollamento, tra la parte più rappresentativa della proprietà e l’apparato portante dei tifosi, appare al momento insanabile. I supporter hanno innalzato un distinguo tra squadra e proprietà. Tutelano la prima, rifiutano la seconda. I ripetuti segnali di dissenso sono stati espliciti. Sono sconfinati, in alcune occasioni,  anche oltre la decenza ed il rispetto umano

Una buona squadra il Taranto di questa stagione. Deve certamente essere completata. Modellata/migliorata in qualche reparto. In qualche ruolo vi sono  calciatori in sovra numero, in altri si avverte ancora qualche carenza. Un Taranto che comunque si presenta, ai nastri di partenza del campionato, con concrete ambizioni di primato. Gli è concessa solo quella opportunità. Deve puntare, inequivocabilmente, alla promozione. Con la crisi nei rapporti che è in atto tra il duo Zelatore-Bongiovanni e la stragrande maggioranza della tifoseria, non potrebbero esserci alternative diverse. Solo un campionato in grande spolvero, confezionato con convincenti prestazioni/risultati sul campo, potrebbe forse far riavvicinare al club la pubblica opinione.
Sarà un girone H tosto. La neo promossa Cerignola ha fatto le cose in grande. Vanta, sulla carta, una rosa di grande spessore. Nella pianura dauna professano grande modestia. Sono però dichiarazioni di facciata che celano notevoli ambizioni di primato. La solida struttura societaria e l’apparato tecnico sono di grande qualità. Il calcio dell’estate, quello fondato sulle parole, candida il Cerignola come l’ avversaria più temibile del Taranto per l’approdo tra i professionisti.
Un girone tosto dicevamo. Si giocherà in piazze con grandi tradizioni sportive. Sarà sempre difficile andare a prendere punti in Campania (rappresentata quest’anno dalla Cavese ed altre sette squadre), a Potenza, Gravina, a Nardò. Come a San Severo ed a Francavilla sul Sinni. Il blasone del Taranto stimola sempre gli avversari al massimo impegno nella sfida agonistica. Un avversario astratto in più, questo, che si rivela sempre ostico e pericoloso.
Le criticità, del Taranto attuale, sembrerebbero comunque non essere di natura tecnica. Almeno sulla carta. Fermo restando che il responso definitivo spetta sempre al campo. Insistono invece su difficoltà di natura ambientale, regolamentare e di rapporti con il territorio. Le motivazioni si riscontrano sempre nei comportamenti controversi e non condivisi del duo Zelatore-Bongiovanni.
Lo scollamento, tra la parte più rappresentativa della proprietà e l’apparato portante dei tifosi, appare al momento insanabile. I supporter hanno innalzato un distinguo tra squadra e proprietà. Tutelano la prima, rifiutano la seconda. I ripetuti segnali di dissenso sono stati espliciti. Sono sconfinati, in alcune occasioni,  anche oltre la decenza ed il rispetto umano.
Poco si impegnano, comunque, Z&B per ricondurli nell’alveo della serenità e della condivisione. Le scuse,  oltremodo tardive, di Elisabetta Zelatore hanno ottenuto l’effetto contrario. Il tentativo di “nascondere” la quotidianità del vivere societario inasprisce ulteriormente i rapporti. Anche nel presente.
Taluni atteggiamenti di Tonio Bongiovanni avrebbero indispettito anche il nuovo allenatore. Esisterebbero testimonianze di persone che avrebbero assistito, nel ritiro di Assisi, a uno scambio di battute “vivace”  (si fa per dire) tra Francesco Cozza e lo stesso vice presidente. Imposizioni/affermazioni che avrebbero all’impronta infastidito il nuovo allenatore dei rossoblù. Del tipo, qui si fa quello che dico io o te ne puoi andare a casa. Solo l’intervento di una terza persona sarebbe servito a rasserenare (temporaneamente) gli animi. La successiva foto degli abbracci, alla vogliamoci tutti bene, che mostra un Bongiovanni vestito “disordinatamente”, non ha certamente reso un buon servizio all’immagine del personaggio, di per se già tanto contestato.
L’indiscrezione succulenta, è supportata in città da uno scritto (anche in nostro possesso) che è circolato tra gli sportivi/tifosi a livello telematico. Già in passato discussi atteggiamenti a soggetto, di Bongiovanni, avevano creato problemi allo spogliatoio e se ne erano ricevute ripercussioni estremamente negative. Nei rapporti e sui risultati.
A proposito di problemi comportamentali. La Procura Federale sarebbe giunta alla “chiusura  indagini” sulla vicenda che riguarda il comunicato stampa del dopo Messina ed i fatti di violenza ad esso connessi, verificatisi il 22 marzo scorso. La posizione disciplinare del club e dei suoi rappresentanti non sarebbe la migliore. Esisterebbe il rischio concreto del deferimento del club e dei suoi maggiori rappresentanti. Rappresenterebbe, al di la delle possibili sanzioni, una ulteriore brutta tegola che scalfirebbe ancor più  l’immagine e la credibilità della Società e dei suoi dirigenti.
In mezzo questo bailamme, avalliamo la speranza che l’indagine sportiva legata alla gara Catanzaro-Avellino (Cozza era già stato esonerato) della stagione 2012/13 non porti alcun pregiudizio. Che non venga limitata l’attività professionale dell’attuale tecnico degli jonici. L’allenatore sarebbe rimasto coinvolto, a livello personale, in intercettazioni ambientali che vedono protagonista l’ex presidente giallorosso Giuseppe Cosentino (vedi “Il Dispaccio” a firma Claudio Cordova del 10 agosto 2017). A Francesco Cozza, tenuto recentemente a colloquio per tre ore, dai procuratori federali, verrebbe imputata la riscossione di compensi fiscalmente non dichiarati. Sarebbero stati percepiti all’atto dell’esonero dal Catanzaro. Ne fosse accertata la reale irregolarità, rischierebbe una pesante inibizione. Con conseguente grave danno per se stesso e per il club rossoblù. Problemi che andrebbero ad aggiungersi ai problemi. Ecco perché il Taranto squadra, più che dei prossimi avversari, deve temere  gli aspetti di criticità che gli vengono imposti, con cadenza quasi quotidiana, dalla propria dirigenza e che emergono all’interno della propria struttura.
Sulle minacce a terzi più o meno velate, sulle reazioni violente, sulle epurazioni. Sulla (dis)organizzazione del settore giovanile e sulle negligenze dei responsabili Troccoli e Pastorelli, glissiamo. Anche perché, nel club di Zelatore/Bongiovanni, risultano ormai far parte del vivere quotidiano. Non ci si deve più meravigliare.

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