Z&B, una ne fanno cento ne pensano

Calci da Pro
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Alla polisportiva dilettantistica Z&B non hanno ancora compreso che il titolo della Taranto calcio è della città. Del territorio. Dei tifosi e degli appassionati al gioco del calcio. Nulla di paragonabile con un titolo della “Pallavolo”. Una squadra di Wolley oggi la tieni in riva allo Ionio, domani la porti a Martina (anche in quel caso che pessima figura). Gli cambi marchio, colori e maglia a tuo piacimento. Lo puoi chiamare Prisma o polisportiva dilettantistica Z&B. Non interessa nulla a nessuno

Lo scopo è far parlare di se. In questo la polisportiva dilettantistica Z&B è maestra. Una ne fa cento ne pensa. Il duo Zelatore Bongiovanni, per le estemporanee decisioni quotidianamente assunte, rimane sulla bocca di tutti. Addetti, appassionati, curiosi che in qualche modo si interessano alle vicende del calcio. Magari non dissertano di sport, ma del duo Zelatore Bongiovanni si!
Non sono vincenti Zelatore e Bongiovanni. Loro, le promozioni se le debbono infatti comperare. Mancò soltanto il tuffo nella fontana quel giorno in piazza Ebalia. L’inebriante  bagno di folla li aveva esaltati. Credevano di aver conquistato il mondo. Ancora non sapevano che di lì a pochi mesi quell’entusiasmo gli si sarebbe rivoltato contro. Frutto dei loro comportamenti assurdi e delle loro decisioni non condivise.
Artefici della “rivolta” proprio i loro “alleati”. I tifosi traditi. Nelle strategie. Nella programmazione. Nella scelta delle risorse umane. Nell’organizzazione aziendale. Nella trasparenza. Nei risultati. In tutto. La colpa, per il duo, è però sempre stata degli altri.
Gli errori, di tutto, sono a monte. Una dirigenza con una mentalità impreparata a gestire il calcio. In qualsiasi categoria e campionato. Un budget estremamente inadeguato nel passato. Mascherato e volutamente gonfiato nel presente. Una miriade di “consigliori” alla ricerca di calciatori o pseudo tali. Badando molto al costo di gestione poco alle qualità tecniche. Senza mai riuscire a coniugarli assieme.
Lo scorso anno. Quattro allenatori. Quattro consulenti di mercato e direttori sportivi. Quattro medici. Quattro fisioterapisti. Quattro portieri. Zero attaccanti. La burla di Cobelli (la tigre della Malesia) al posto di Bollino fu protagonista di una storia ilare. Quattro in tutto, dicevamo.
Il Taranto ultimo in classifica fu però da zero in pagella. Un complesso sfilacciato. Una Società alla deriva. Madre di tutte le sconfitte. Colpevole di una retrocessione annunciata. Scandita dall’assurdità di comunicati stampa e da tante altre amenità. Quell’aggressione ai calciatori grida ancora vendetta. Per quelle vicende il Taranto ha rischiato di partire, in questa stagione, penalizzato di cinque punti. Tanto gravi erano i capi di imputazione della Procura Federale. Solo l’intuito e la professionalità dell’avvocato Chiacchio ha potuto evitare il peggio. La perdita di immagine della presidentessa “Bettina” e l’ennesima caduta di stile del club sono state comunque inevitabili.
Dicevamo della ormai famosa polisportiva dilettantistica Z&B. Allontanata da tutti in città e non solo. Contornata da yes man, di poco spessore e nessuna qualità specifica, genuflessi al despota volere del duo. Da Z&B si allontanano tutti. Si potrebbe chiedere che fine hanno fatto i Caracuta, i Roselli, i Delli Santi, lo stesso avvocato Raffo. Chiedere della posizione assunta, nel presente, dalla Fondazione Taras.
Una Società che vuole zittire tutti. Che non accetta la critica, non si può sopportare. Alla polisportiva dilettantistica Z&B non hanno ancora compreso che il titolo della Taranto calcio è della città. Del territorio. Dei tifosi e degli appassionati al gioco del calcio. Nulla di paragonabile con un titolo della “Pallavolo”. Una squadra di Wolley oggi la tieni in riva allo Ionio, domani la porti a Martina (anche in quel caso che pessima figura). Gli cambi marchio, colori e maglia a tuo piacimento. Lo puoi chiamare Prisma o polisportiva dilettantistica Z&B. Non interessa nulla a nessuno. Con il Taranto calcio non si può! Riporto quanto ho scritto mesi addietro. Oggi è ancora più attuale: “Il Taranto è l’emblema della città. Il frutto di una passione (infinita) che non è commerciabile. Quella maglia non è in vendita. E’ il simbolo, ineguagliabile, di una generazione spartana. Per quei colori si può gioire e piangere. Quei colori, caro Bongiovanni, vanno rispettati.” Altro che “ricchiunazzo” e dobbiamo “romperlo”…a tutti. Bello mio!

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