Z&B si facciano da parte, non possono scavare la fossa del Taranto

Calci da Pro
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Si cerca di narrare la storia di un Taranto che non esiste più. Lo Iacovone è diventato un bunker dove ci si allena a porte chiuse. All’insaputa di tutto e di tutti. L’informazione è pari a quella di un regime dittatoriale. O ti adegui o sei bandito. Zelatore e Bongiovanni sono giunti a un punto di non ritorno. Abbiano adesso la compiacenza di scendere e di mettersi da parte

Ieri, a Cerignola, si è avuta la conferma di quello che da queste pagine asseriamo da qualche tempo. Si cerca di narrare la storia di un Taranto che non esiste più. La conferma viene anche da quella assurda maglia indossata in trasferta. Al suo posto (del Taranto) è subentrata la polisportiva dilettantistica Z&B, una accozzaglia di incompetenti, che in quel di Cerignola ha rimediato l’ennesima/ineguagliabile pessima figura. Loro, che negli squallidi intenti dovevano “spaccare” il fondo schiena a tutti, sono tornati a casa, per l’ennesima volta, con le pive nel sacco. Bastonati.
Non è stata la sconfitta del Taranto, ma la disfatta delle illusioni di Zelatore e Bongiovanni. Loro e chi li circonda, sono gli unici che ne escono sconfitti. La città, gli appassionati, i tifosi non si possono identificare in un progetto sportivo che non ha un minimo di credibilità. Questa squadra non li rappresenta. Z&B (e la loro corte dei miracoli) non rappresentano quei colori e quella maglia. I novanta anni della sua storia. La tradizione del calcio rossoblù.
La riprova? Uno stadio che è diventato una cattedrale nel deserto. Spalti desolatamente vuoti. La diserzione assoluta. Perché il tifoso non vuole essere ostaggio di nessuno. Il Taranto è sempre stato di tutti. Cancelli e porte sempre aperti. Non sono mai esistiti segreti. Chi veniva a giocare per quei colori diventava, nell’immediato, parte integrante della città. I tesserati della polisportiva dilettantistica Z&B sono invece degli sconosciuti ai quali è vietato confrontarsi, esprimere un parere, avvicinare un giornalista. Stringere la mano a un coetaneo o a un tifoso. Aggregarsi al tessuto sociale.
Lo Iacovone è diventato un bunker dove ci si allena a porte chiuse. All’insaputa di tutto e di tutti. L’informazione è pari a quella di un regime dittatoriale. O ti adegui o sei bandito. A detta di Z&B, e di chi collabora con loro, va sempre tutto bene. Tutto è sempre in ordine. E’ solo un’apparenza però. Perché poi capita che il Miale di turno vada in sala stampa e faccia comprendere che manca la coesione. Che non esiste il gruppo. Che in quello spogliatoio si avvertono scricchiolii pericolosi. Che fare risultati, in quelle condizioni, sarà impossibile.
Difficoltà che si avvertono da tempo. Ci si è interrogati poco sulle “epurazioni”. Che fine abbiano fatto, per esempio, i Caracuta, i Mongelli, i Raffo, i Roselli, i politici ai quali Z&B garantivano l’appoggio elettorale, la (s)fondazione Taras. Il più recente è Damaschi che ha almeno avuto la coerenza di ammettere che lui non è in grado, economicamente, di accollarsi la gestione. Damaschi appunto. In una frase ha condensato tutta la verità. Zelatore e Bongiovanni sono due persone squisite (detto da lui). Con un difetto per quanto riguarda il calcio: non ne capiscono!
La Z&B (polisportiva dilettantistica) è giunta a un punto di non ritorno. La stagione è bruciata. Gli equilibri sono saltati tutti. Lo ha fatto ben comprendere Ciccio Cozza nelle sue esternazioni di addio (avrebbe in ogni caso fatto bene a rimanere in silenzio). Se n’è avuta la conferma dalla prestazione di Cerignola. Chi è andato in campo aveva la testa altrove. Sugli spifferi riferiti ai contrasti, anche accentuati, all’interno della struttura per il momento sorvoliamo. Riteniamo in ogni caso che non si possa “sopravvivere” solo di minacce. I valori della vita sono ben altri.
Zelatore e Bongiovanni sono giunti a un punto di non ritorno. Raschiato il fondo della botte non possono scavare anche la fossa del calcio tarantino. Il loro percorso è giunto a destinazione. Ci hanno provato, non gli è andata bene. Vanno in ogni caso ringraziati. Abbiano però la compiacenza di scendere e di mettersi da parte. Rendano pubblica la situazione finanziaria del club. Si facciano carico delle passività accumulate nella loro gestione e permettano di valutare la situazione con serenità ed alla luce del sole. Perché un futuro migliore ci sarà. Statene certi.