Z&B sono chiamati all'ultima decisione, occorre maturità

Calci da Pro
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Quello attuale non è più il Taranto, ma una polisportiva dilettantistica dalle scarse potenzialità. Non si diventa personaggio pubblico per caso. Il carisma e la personalità debbono sempre accompagnarti negli oneri e negli onori. Vanno entrambi affrontati con grande umiltà e modestia. In egual misura. Si fa invece fatica a riscontrare questi valori nelle persone che dirigono e collaborano con questa Società

Il Taranto che non ti aspetti si “squaglia” anche contro il Pomigliano. Si fa prendere a pallonate. Una squadra “costruita” guardando le figurine. Composta consultando l’almanacco. Badando soltanto ai trascorsi dei singoli in categoria. Le condizioni per chiamarla squadra non ci sono. Un progetto che è fallito prima ancora di prendere corpo. Nelle migliori delle ipotesi questo Taranto, dopo appena sei giornate di campionato, ha un ritardo di 12 punti dalla vetta (augurandosi che non vengano sottratti quelli conquistati contro il San Severo). Non è una questione di manico (nessuno pensi di contestare l’operato e la professionalità di Cazzarò) questi ragazzi, pur bravi più di quanto si possa immaginare, non sono idonei per fare gruppo. La prestazione mediocre ed i gol subiti contro il Pomigliano evidenziano la spietata realtà del presente. Si può stare in campo giornate intere, ma se la “testa” non ti assiste nella concentrazione, sarà sempre difficile, se non impossibile, riemergere.
Si confermano in tutta la loro gravità le carenze strutturali di questa Società. Gestionali. Contabili. Sportive. Della logistica. Zelatore e Bongiovanni, lo abbiamo scritto, hanno già raschiato il fondo della botte. Ora si stanno impegnando per scavare la fossa. Sarebbe il caso che si mettessero da parte. La loro struttura sportiva è sorretta da dilettanti. Persone prestate al mondo del calcio senza alcuna cultura della professione. Bravi solo a parole, ma privi delle indispensabili risorse caratteriali ed umane per affrontare e risolvere le difficoltà del quotidiano.
Non si diventa personaggio pubblico per caso. Il carisma e la personalità debbono sempre accompagnarti negli oneri e negli onori. Vanno entrambi affrontati con grande umiltà e modestia. In egual misura. Si fa invece fatica a riscontrare questi valori nelle persone che dirigono e collaborano con questa Società. Quello attuale non è più il Taranto, ma una polisportiva dilettantistica dalle scarse potenzialità. La polisportiva dilettantistica Z&B. Appunto. Svolge un’attività zeppa di contraddizioni. Di calcio, con loro, non è mai possibile interloquire. Il vivere quotidiano della Z&B è fatto di polemiche, del rincorrersi di comunicati stampa, di smentite, di ricorsi ai regolamentari, di squalifiche e sanzioni pecuniarie, di contestazioni. Ultimamente si è accesa anche una diatriba, di notevole portata, con la fondazione Taras. Il trust dei tifosi ha rimproverato il duo di scarsa trasparenza nei rapporti. Anche contabili. Della manifesta stanchezza del tifo organizzato se n’è parlato anche troppo.
Nel merito delle contestazioni sempre più palesi, esistono ragionevoli dubbi sul fatto che rappresentanti dei supporter rossoblù siano ricorsi all’esposizione di quel manichino che una mano anonima ha appeso al cavalcavia su viale Magna Grecia. Quel manichino certifica soltanto il gesto di uno sconsiderato che non può avere seguito. Chiunque esso sia. In altri tempi per chiedere la “testa” di un dirigente si sono sempre usati metodi espliciti e diretti. A Taranto la lista dei presidenti “invitati” dalla tifoseria a disfarsi della Società è corposa. Frutto sempre di un confronto dai toni aspri che faceva comprendere, all’interessato, che era meglio per tutti passare la mano. Senza indugio.
Zelatore e Bongiovanni, nel mordi e fuggi sono maestri. Avrebbero invitato i rappresentanti della fondazione Taras a riappropriarsi della Società, al valore simbolico di 1 euro. Con una decisione da assumere nell’immediato. Sulla situazione contabile e patrimoniale, però, nessun accenno. Non è mai dato sapere. Tutto sempre gestito al buio. La conferma che si fanno soltanto parole. All’atto pratico si vuol tenere la Società del Taranto calcio in ostaggio sino all’infinito. In attesa che l’accumularsi di situazioni incresciose e contraddittorie lo accompagni ed esalare l’ultimo respiro. Un esercizio che sta diventando stucchevole.
Le ripetute controversie che contraddistinguono il percorso della polisportiva dilettantistica Z&B dimostrano una povertà di coerenza. Alla inibizione di 2 mesi e venti giorni alla signora Zelatore. Infarcita di sanzioni pecuniarie. Quella che, purtroppo per lui, ha visto coinvolto anche lo Slo. Si è aggiunta la incresciosa vicenda del ricorso, in opposizione al risultato, presentato dal San Severo.
I comunicati stampa di smentita, nel tentativo inutile di spandere tranquillità nell’ambiente, sono inutili. Per dimostrare la validità del tesseramento di Scoppetta esiste una procedura elementare. Lapalissiana. Mostrare pubblicamente che il documento (raccomandata) che comprova la data di spedizione del relativo modulo cartaceo è anteriore alla disputa della gara con il San Severo. Un atto di trasparenza. Un gesto di rispetto nei confronti di una tifoseria che da troppo tempo patisce comportamenti non idonei. Non voler rendere pubblica la situazione reale autorizza a rimanere perplessi. Indiscrezioni di corridoio, non controllate, indicherebbero che Scoppetta sarebbe stato asseverato dal sistema telematico, della Lega Nazionale Dilettanti, nei giorni successivi alla gara con il San Severo. C’è da augurarsi che si tratti realmente di semplici indiscrezioni. Sarebbe molto grave se tutto fosse invece frutto di una imperdonabile distrazione.
Su tutto grava, da ultima, la sonante sconfitta subita con il Pomigliano. Sta facendo precipitare la situazione. Stanno saltando tutti gli equilibri. Anche tra i tifosi. La contestazione si sta spostando, ora, anche sui giocatori. I più rappresentativi sono già  stati presi  di mira. Il momento è delicatissimo. Zelatore e Bongiovanni sono chiamati a una prova di grande maturità. Debbono assumere la decisione estrema. Non possono deludere anche in questa occasione.