Taranto incerottato. Giove faccia il mazziere

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Il nuovo patron inizi a programmare la prossima stagione. Con sei mesi ed oltre di anticipo. Si affidi sin da gennaio a uno staff (generale) dotato di un profilo altamente professionale. Imponga un programma capillare per la composizione della squadra del futuro. In ottica “over” e “under”. Con una rete di collaboratori ed osservatori qualificati. Faccia del settore marketing una strumento di indispensabile redditività aziendale. Provveda a ristrutturare il settore giovanile. Sul piano degli investimenti tecnici ed organizzativi. Con istruttori degni di tale qualifica. Non dopolavoristi da accontentare con compensi irrisori

Un Taranto inguardabile impatta a Manfredonia. I padroni di casa imbottiti di “ragazzini” impongono il loro gioco alla squadra allenata da Cazzarò. I rossoblù non sanno approfittare di due sontuosi regali della difesa dauna. Non è bastato ringraziare il portiere avversario. La rete del pareggio avversario non giunge a caso. E’ frutto di una netta supremazia territoriale del Manfredonia (con il Taranto compresso con continuità nella propria metà campo) e non deriva soltanto dalla superiorità numerica dei biancocelesti. Il Taranto, che gioca quasi tutto il secondo tempo in dieci per una sciagurata espulsione di cui si rende protagonista Palumbo, dimostra di aver smarrito la determinazione e lo smalto messo in mostra sino qualche settimana addietro. In campo più di un elemento appare “svogliato”, disorientato.
Il Taranto non è squadra competitiva. Una rosa raffazzonata composta da giocatori per lo più di seconda fascia. Non adatti a una piazza come Taranto. Si salvano D’Aiello e Galdean. Il primo sorretto da buona forza fisica. Il secondo, pur mono passo, capace di cucire gioco, ma quello che lui “tesse” altri disfano. Vale per Crucitti e per Corso a centrocampo. Vale per Aleksic, Pera ed Ancora in avanti. Sono impalpabili (Diakite) e mediocri (Rosania e Capua) i giocatori arrivati recentemente a rimpinguare la rosa. Nuovi arrivi che non posseggono doti tecniche tali da poter far fare il salto di qualità. Nel gioco e nei risultati.
Il Taranto è al terzo mezzo passo falso consecutivo. La distanza dalla vetta, dove la Cavese ha sostituito il Potenza, si è allungata a 11 punti. Continuare nel “ritornello” che la matematica non condanna. Che la Società ancora crede nel primo posto. Che il campionato è ancora tutto da giocare. Si traduce in una sola considerazione. Significa voler prendere in giro sportivi e tifosi. Chi precede il Taranto in classifica (Cavese e Cerignola in primis) viaggia con una marcia ben più spedita di quella dei rossoblù. Le speranze di una promozione diretta sono ridottissime. Da oggi, quella di domenica prossima con il Potenza, non si gioca più la partita che può cambiare le sorti del campionato. La squadra di Ragno vive degli stessi problemi degli jonici.  Nuota con il passo del gambero. Giove, nel suo stesso interesse, deve proiettarsi immediatamente sul futuro. Realisticamente. Da imprenditore e da manager.
Conoscendo fatti, comportamenti e personaggi ci sarà chi vorrà addossare a Cazzarò responsabilità che non sono soltanto sue. Probabile che la sua posizione, negli intenti societari di qualcuno, non sia più solida come lo era in un recente passato. Giove dimostri allora fermezza e stabilità. La squadra, questa squadra, non ha numeri per eccellere. Il campionato è di una mediocrità assoluta. Il Taranto sino a fine stagione “galleggerà” in una posizione medio alta senza poter mai giungere a lottare per la promozione diretta. I play off, peraltro, non permetterebbero al Taranto l’eventuale ripescaggio avendone di recente già usufruito.
Questo cammino altalenante e la pochezza dei valori tecnici degli antagonisti, che seguono i rossoblù in classifica, offrono a Giove l’occasione migliore per iniziare a programmare per la prossima stagione. Con sei mesi ed oltre di anticipo. Allontanare nel presente “qualcuno” solo per darlo in pasto a media e tifosi, per alimentare illusori sogni di successo, non ha alcun senso. Significa solo volersi far male al portafogli. Si presenti invece in conferenza stampa (come gli abbiamo già suggerito) con il suo piano industriale. Si affidi sin da gennaio a uno staff (generale) dotato di un profilo altamente professionale. Imponga un programma capillare per la composizione della squadra del futuro. In ottica “over” e “under”. Con una rete di collaboratori ed osservatori qualificati. Faccia del settore marketing una strumento di indispensabile redditività aziendale. Provveda a ristrutturare il settore giovanile. Sul piano degli investimenti tecnici ed organizzativi. Con istruttori degni di tale qualifica. Non dopolavoristi da accontentare con compensi irrisori.
La piazza è tuttora scontenta in quanto il cambio al vertice del club non ha  sortito i cambiamenti di rotta promessi. Desiderati. Una sana programmazione, esposta con chiarezza e trasparenza, avrebbe un effetto domino, positivo, su tutto l’ambiente. Segnali forti e palesi dimostrazioni in tal senso, riavvicinerebbero gli sportivi ed i tifosi alla Società. Questi sono i “desiderata” della Taranto del calcio. Gli stessi che vengono recitati nelle regole non scritte. Massimo Giove, dimostri allora di essere buon “mazziere”, inizi a distribuire le carte.