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Mer, Ott

Taranto spento. Capone riaccenderà la luce?

Taranto spento. Capone riaccenderà la luce?

Calci da Pro

Il Taranto non è squadra. Forse nel corso della stagione attuale non lo è mai stata. Lo dimostrano le tante bocciature. Manuel Pera, da ultimo, vale per tutte. Probabile che la settimana che sta iniziando conduca ad ulteriori epurazioni. I nuovi arrivati non hanno ancora offerto il contributo tecnico che era nelle aspettative generali. L’ultimo esempio lo ha fornito Favetta nello svirgolare da principiante, in area, quella palla che chiedeva soltanto di essere accompagnata in rete

L’ennesima stagione del Taranto gettata alle ortiche. In verità non occorreva la gara con il Potenza per dimostrarlo. L’ennesima prova della grande approssimazione manageriale con la quale, negli ultimi anni, è stata gestita la Società rossoblù.
Fare calcio a Taranto sta diventando difficile. Riportarlo nelle categorie professionistiche appare impossibile. Troppi personaggi prestati al calcio si stanno alternando alla guida del club. Dirigenze che hanno abbondato nella scelta di collaboratori impreparati, inadeguati alla bisogna. Il Taranto da diverse stagioni è diventato un crocevia affollatissimo dove si registra un corposo andirivieni di calciatori e collaboratori (mediocri) che transitano (insignificanti) senza lasciare nessuna traccia. Nessun ricordo piacevole che riguarda le loro prestazioni.
La partita con il Potenza non lascia spunti di meritevole considerazione. La settimana di ritiro non ha prodotto esiti positivi. La scelta della tattica con i tre difensori centrali men che meno. Il Potenza visto allo Iacovone non ha dimostrato di possedere doti e qualità da primo della classe. Immaginarsi cosa si è potuto dedurre della prestazione del Taranto. Abulico e sconclusionato nel primo tempo. Arrembante, ma disordinato nella ripresa. Tiri nello specchio della porta, degni di tale nome, nessuno.
Il Taranto non è squadra. Forse nel corso della stagione attuale non lo è mai stata. Lo dimostrano le tante bocciature. Manuel Pera, da ultimo, vale per tutte. Probabile che la settimana che sta iniziando conduca ad ulteriori epurazioni. I nuovi arrivati non hanno ancora offerto il contributo tecnico che era nelle aspettative generali. L’ultimo esempio lo ha fornito Favetta nello svirgolare da principiante, in area, quella palla che chiedeva soltanto di essere accompagnata in rete. Un paio di palloni ciccati da Diakite gridano vendetta. Cazzarò ha effettuato scelte inaspettate. Per alcuni versi discutibili. L’esordio di Boccadamo ha lasciato perplessi. Marsili, in quel ruolo, è sembrato un pesce fuor d’acqua.
I cattivi risultati (il Taranto si trova a 14 punti dalla vetta ed a 11 dalla quarta in classifica) incrinano, ogni giorno di più, i rapporti con il territorio. Con la tifoseria e non solo. Scritte sui muri e striscioni inneggianti contro questo o quell’addetto sono diventati pane quotidiano. Avevamo scritto, di recente, che Giove era a un bivio. Ora quel crocevia è stato superato. Questo campionato non ha più nulla da offrire ai colori rossoblù. L’unico percorso da intraprendere è quello della rifondazione.
Ove Giove avesse realmente deciso di rimanere alla guida della Società (lo scopriremo la notte di San Silvestro?) prenda le dovute distanze da tutti e da tutto. Guadagni tempo. Faccia pulizia in tutta la struttura. Immediatamente. Se non è sufficiente la varechina usi l’acido. Ne trarranno vantaggio le finanze. Le sue personali e quelle della Società.
Sui social imperversa una polemica velenosa/nociva a livello di settore giovanile. Si rincorrono le voci di un possibile rimpasto ai vertici (lo fa capire, con i suoi scritti su fb, uno dei responsabili attuali). La gestione verrebbe riaffidata a un collaboratore del passato, dipendente di una azienda che fornisce un pubblico servizio (Capone?). Si insinua il dubbio che dietro a quella eventuale decisione ci sarebbe il coinvolgimento di alcuni genitori “sponsor”. Forniti di “zainetto”. Giove è chiamato, anche in questo caso, a fare chiarezza. A tutela dell’immagine societaria e della credibilità, sua dei suoi collaboratori. Alla mediocrità delle vicende della prima squadra, come si vede, si aggiungono veleni, inopportuni, anche sulla conduzione del settore.
Con una chiosa finale, in aiuto del buon Massimo, che deve portarlo a riflettere. La “rabbia” espressa in passato, dai tifosi, nei confronti di Zelatore e Bongiovanni, si è tramutata in “indifferenza”. Assoluta. Il silenzio spettrale dello Iacovone, all’uscita dal campo della squadra lascia interdetti. Preoccupa. In special modo in riferimento alle aspettative future della sua gestione. Urge pertanto fare chiarezza. Spetta soltanto a lui.