Arcelor Mittal, riparte Acciaieria 1. Sindacati in apprensione

Arcelor Mittal, riparte Acciaieria 1. Sindacati in apprensione

Ieri incontro a Roma tra azienda, Invitalia e sindacati metalmeccanici per discutere le linee guida del piano industriale 2021-2025. Acciaieria 1 riparte tra due giorni, ma i gruppi sindacali sono preoccupati dalla rigidità dell'accordo stipulato tra franco-indiani e Governo, dalla garanzia occupazionale troppo ottimistica e dall'assenza di politiche serie che tutelino l'ambiente

 

Andato di scena ieri a Roma un incontro tra Arcelor Mittal, Invitalia e sindacati metalmeccanici, dove la dirigenza del colosso franco-indiano ha esposto i dati a consuntivo del 2020 e tracciato le linee guida per il piano industriale 2021-2025. Tra i punti salienti evidenziati nella riunione i trecentodieci milioni di investimento sul tavolo, le operazioni di restyling dell'altoforno 5, non funzionante ormai dal 2015, e l'incremento delle spedizioni che passeranno da 3,3 a 5 milioni di tonnellate.

Crescerà di conseguenza anche la produzione: si punta agli 8 milioni di tonnellate per il 2025, di cui 2.5 derivanti da forno elettrico, quando allo stato attuale vengono prodotti 5 milioni di tonnellate.

Reso noto anche il diverso ritmo con cui viaggeranno gli altiforni 1, 2 e 4. Se l'altoforno 1, infatti, lavorerà al 100% delle sue possibilità, non si può dire lo stesso dell'altoforno 2, che andrà invece al 90%, e nemmeno dell'altoforno 4, che si attesterà all'85% anche a causa dei 2 mesi di stop per lavori a marzo ed aprile.

L’azienda ha inoltre informato della ripartenza dell'Acciaieria 1, che avverrà presumibilmente intorno alla data del 15 gennaio con previsione della prima colata ipotizzata per il 20 gennaio.

“Troppe contraddizioni – fa sapere il gruppo sindacale Usb – e un utilizzo costante degli ammortizzatori sociali non ci fanno stare tranquilli. Anche il tema ambientale rimane una forte pregiudiziale su questa trattativa”.

“No a un accordo blindato – rilancia la Uilm – ci sono difficoltà a proseguire il confronto. Migliaia di lavoratori finiranno in cassa integrazione per i prossimi 5 anni, e la garanzia occupazionale prospettata da Arcelor Mittal è quantomai fumosa”.