Con un tarantino prese avvio il cinema neorealista

Con un tarantino prese avvio il cinema neorealista

Con la sceneggiatura de "I bambini ci guardano", Cesare Giulio Viola - assieme a Vittorio De Sica - inagurò il decennio d'oro del cinema italiano. Famoso in tutto il mondo, vincitore nel 1948 di un Oscar, il drammaturgo e scrittore non riuscì a spuntare l'elezione per il Parlamento nella sua città natale. Non ce ne meravigliamo

 

Con un tarantino si fece il cinema neorealista prima che il cinema neorealista nascesse. Con il suo ingegno. Con il suo sguardo posato sulla vita di tutti i giorni. Con l’attenzione per tutto ciò che erroneamente può apparire superfluo, irrilevante. Con Cesare Giulio Viola, per la precisione. E con il suo “I bambini ci guardano”: film diretto nel 1943 da Vittorio De Sica, ma sceneggiato proprio da Viola. Pellicola tratta da un libro dello stesso autore pugliese, dato alle stampe un anno prima: Pricò. Viola lavorò, assieme a Cesare Zavattini, ad un altro dei capolavori di De Sica, “Sciuscià”, film che gli valse l’Oscar nel 1948 per la migliore sceneggiatura. I bambini ci guardano s’iscrive in una trilogia – assieme a Sciuscià e a Ladri di biciclette – impegnata nell’affrontare – e disvelare - il tema dell’infanzia. Con Cesare Giulio Viola nasce il cinema neorealista, genere che ha ispirato e fatto innamorare schiere di cineasti di tutto il mondo, prima che il cinema neorealista rivelasse il suo vero volto, dicevamo, perché I bambini ci guardano fu prodotto nel 1943. E il neorealismo, per unanime e conforme convinzione della critica, ebbe le sue maggiori fortune dal 1944 al 1955. Cioè a partire dall’anno successivo del film sceneggiato dall’intellettuale tarantino. Personaggio poliedrico, Cesare Giulio Viola. Scrittore. Sceneggiatore. Drammaturgo. Tentò anche la via politica, candidandosi nel collegio di Taranto nel 1952 per il Partito liberale italiano. Il suo slogan, a riprova del grande legame che mai aveva rescisso con la città natale, recitava: “Al Parlamento della Repubblica Cesare Giulio Viola, il più tarantino dei candidati…”. Chiaramente non fu eletto. Chiaramente perché la ritrosia e l'allergia verso il merito, le capacità non ordinarie, la valenza d’intelletto sono tare storiche, stilemi culturali, difficili a morire per il nostro territorio. Fuori sei un principe, qui diventi un rospo. Altrove capisci, nelle mura domestiche diventi un arrogante rompiscatole se ti va bene. Una vicenda triste, da seduta collettiva di psicoanalisi, prima che possa essere ascritta alle valutazioni di una qualsiasi scienza sociale. Una di quelle storie che il cinema neorealista avrebbe saputo brillantemente raccontare. Con la sceneggiatura, magari, del tarantino Cesare Giulio Viola.