Si gioca a perdere

Si gioca a perdere

L'incrociatore Vittorio Veneto demolito in Turchia invece che nel bacino dell'Arsenale militare. L'idea di un museo galleggiante, da attraccare in maniera permanente al Porto, svanita nel nulla. Cronaca di una morte annunciata. Quale? Quella di un politica industriale che non c'è

 

Più che l’incrociatore Vittorio Veneto andrebbe mandata in disarmo, senza leggere e scrivere, la nostra (in)capacità industriale. L’impossibilità a queste latitudini, sempre e comunque, nel saper fare sistema. L’incongruenza logica, mista ad una buona dose di sadismo, nell’affidare ad altri lavori che potremmo realizzare noi stessi senza disperdere ricchezza e occasioni di guadagno. Taranto città di bacini naturali, luogo dov’è nata la cantieristica navale oltre un secolo fa (e ora ridotta, colpevolmente, a poco più di un simulacro delle dismissioni produttive), sede di un Arsenale della Marina Militare, deve commissionare alla Turchia la demolizione di una delle sue navi più prestigiose. Perché mai poi? Perché, forse, smantellare l’amianto in Italia è divenuto antieconomico? Perché nella Turchia di Erdogan la sicurezza sui luoghi di lavoro, il valore della vita umana viene dopo, parecchio dopo, il fanatismo religioso? Perché il rottame di ferro che si ricaverà dalla fu Vittorio Veneto, assai richiesto sui mercati internazionali, verrà utilizzata in qualche altra acciaieria del Terzo Mondo che non sia l’ex Ilva di Taranto (anch’essa Terzo Mondo, a voler essere precisi…)? Sembra che il nostro ministero della Difesa abbia destinato, nelle scorse settimane, a Paesi terzi altre due navi per la demolizione. Di meglio in peggio. Tutto ciò, e anche di più, si consuma nel silenzio generale. Nessuno (o quasi) pone più domande, s’interroga sui fatti e le circostanze fatte calare sulle nostre teste, avanza un’analisi critica. Venute meno le domande, inutile cercare le eventuali risposte. Ci avevano raccontato che la Vittorio Veneto sarebbe divenuta un museo galleggiante, attraccato permanentemente al Porto jonico. Si dicono tante cose, si parla molto, si fa rumore (non quello bianco di un famoso libro di Don DeLillo) per niente. Si scorgano i progetti elencati nel Cis per rendersi conto di come questo schema, quello delle promesse fatte a spiovere, si replichi all’infinito nella nostra città. Ecco perché, prima della Vittorio Veneto, sarebbe stato più logico mandare in disarmo, demolire un’idea non pervenuta di politica industriale. Farlo magari in Turchia…