Il virus corre veloce. Noi, invece, siamo lenti ed incompetenti

Il virus corre veloce. Noi, invece, siamo lenti ed incompetenti

Taranto, dopo la Valle d'Aosta, è la seconda realtà territoriale del Paese per numero di contagi. Cosa non ha funzionato se, dopo un anno dal sopraggiungere di questa infernale malattia, la situazione volge al peggio invece che migliorare? Breve ragionamento di chi ha sulle scatole i corifei dell'informazione unanime e il decisore pubblico che fa finta di non conoscere l'istiituto giuridico delle dimissioni

 

La seconda realtà territoriale del Paese per numero di contagi. Dopo la Valle d’Aosta c’è la provincia di Taranto. Qui – e anche lì - il virus colpisce più che in altre parti della nazione. Si propaga più velocemente. Varia, per dirla con le parole degli esperti, a ritmi sostenuti. Nell’area jonica, che ha una popolazione complessiva 6 volte più grande della Regione ai confini con la Francia, ci sono ormai oltre 400 positivi ogni 100 mila abitanti. Una percentuale altissima che nessuna zona rossa è riuscita ad arrestare. Almeno sinora. Ospedali in tilt, reparti di terapia intensiva al collasso, personale medico allo stremo delle proprie forze, vaccini che procedono a rilento quando un direttore di dipartimento qualsiasi, nel silenzio generale della competente Asl, non decida di somministrare la preziosa dose a chi gli pare. La situazione è, insomma, parecchio pesante. Grave. E, non ce ne voglia Flaiano, anche seria purtroppo. Più di qualcosa non ha funzionato se, a distanza di un anno dal sopraggiungere di questa infernale malattia, le condizioni invece che migliorare volgono sempre più al peggio. E sembrano ormai essere sfuggite completamente di mano. Bisogna avere il coraggio di ammetterlo, anche in un mondo dominato da corifei dell’informazione unanime. Dai politici muti (anche il chiasso può essere afono!) nei talk show. Dalla competenza barattata per un selfie e qualche decina di like. La vecchia sociologia marxista (il marxismo, come prassi di studio per inquadrare un dato fenomeno, le sue curvature temporali, i significati ultimi, è stato assai più utile delle fallaci velleità ideologiche che propugnava…) aveva il merito di ricondurre le responsabilità al decisore pubblico. Sempre e comunque. Qualsiasi fossero i fatti analizzati, con evidenti riverberi sulla collettività. Oggigiorno, invece, nessuno è responsabile di niente. Si può dire tutto e il suo contrario. Assumere una decisione piuttosto che un’altra. Reiterare gli errori. Immolarsi nell’inerzia buffonesca. Occupare le istituzioni combinando guai. Non cambierà mai niente. I colpevoli resteranno al proprio posto, i ciarlatani dispenseranno consigli, invece che vergognarsi per le malefatte compiute, come e più di prima. L’istituto delle dimissioni non ha più alcun significato nel Belpaese, potrebbe anche essere cancellato dai nostri codici giuridici. Aveva ragione Franco Cassano: il male è umile. A differenza del bene: sfrontato, esaltato, chiassoso. Colpisce (il male) regalandoti un sorriso, una pacca sulle spalle. Per condurti, subito dopo, dritto all’Inferno…