Il Pd, Letta e il barone Lamberto

Il Pd, Letta e il barone Lamberto

E' finito prima che avesse inizio il campo largo tra Pd e Cinque Stelle. Molti dei ritardi del Paese, degli appuntamenti mancati con la Storia, dei falliti approdi ad un'idea compiuta di modernità, trovano spiegazione nella cultura cattocomunista del più grande partito della sinistra italiana. La fiaba di Gianni Rodari a sostegno della nostra tesi

 

Fine di un progetto politico mai iniziato. Nato già morto. Dal campo largo al campo di patate il passo è breve. Così come dalla politologia all'ortofrutta. La sinistra italiana, quella di matrice cattocomunista, ha corroborato la propria storia attraverso le sconfitte. E influito a lungo sui destini del Paese. Frenando quel progresso - e quella modernità duratura - che sarebbe stato logico attendersi. Nella destra che avanza, che si candida a governare il Paese, tra meloni e cocomeri, risiede tutta la vacuità progettuale di un progressismo alle vongole. "Mai più con i Cinque Stelle", tuona adesso Enrico Letta (uno che arriva sempre dopo a capire cosa è accaduto prima...). Gli risponde l'avvocato di Volturara Appula (uno che non capisce nè prima e nè dopo): "Altro che il Pd, la sinistra vera siamo noi...". Volano gli stracci, si sfiora la rissa, si annulla un matrimonio mai consumato. Lo ius primae noctis è ormai un orpello giuridico del passato. Ad arare il campo (alle patate si sono aggiunte nel frattempo le barbabietole) ci penseranno gli altri. Basta raggranellare voti, vincere le prossime elezioni, occupare il potere nelle sue molteplici forme. Il progetto non se lo fila nessuna perché, nei fatti, non esiste alcun progetto. Ieri con Conte, domani con Calenda. Per Letta cambia poco. Tutto fa brodo. Tutto è uguale a se stesso. Tutto è niente. Populismo e riformismo appaiono come la stessa cosa. Molti degli affanni - e dei ritardi del Paese - trovano spiegazione nella mancata evoluzione liberalsocialista del Pd. Un partito di letta e di governo che ricorda il "barone di Lamberto": una fiaba di Gianni Rodari. Con al centro la storia di un vecchio avaro che contemplava, assieme, ventiquattro malattie e ventiquattro banche.