L'albero della cuccagna

L'albero della cuccagna

Ci attendono due mesi di desolante campagna elettorale. Di politici senza politica. Nessuno pone il tema della qualità delle nostre classi dirigenti. Di come si debbano affrontare le urgenze del nostro tempo. Lunga vita alla mediocrazia e ai suoi perniciosi effetti

 

Collegi uninominali o plurinominali. Attribuzione maggioritaria o proporzionale dei seggi. Scelte in solitario o mediante lo scudo di cartelli elettorali. Circoscrizioni più o meno praticabili. Rosatellum. Riduzione di 1/3 del numero complessivo dei parlamentari (600 in luogo dei 945 della nostra storia repubblicana). Liste civiche in salsa pugliese pronte per l'uso. Nel tecnicismo che accompagnerà questi due strambi mesi estivi di campagna elettorale la politica si darà alla macchia. Verrà mandata in soffitta. Ibernata nei soliloqui dei talk con modalità Telethon. Le alchimie, il poltronismo, la ricerca di un posto al sole sono accenti sdruccioli fatti cadere su parole finte. Abbiamo orde di politici senza politica. Difficile dare torto a Sabino Cassese. Abbiamo il peggior ceto politico d'Europa ma nessuno se ne preoccupa. Abbiamo il carrierismo al posto delle ideologie: vecchie suggestioni ideali di un passato non troppo lontano. Abbiamo un dibattito che non dibatte delle urgenze della contemporaneità: la sanità territoriale piegata dalla pandemia, la scuola bloccata (leggere il bellissimo libro di Andrea Gacosto sull'argomento), la geopolitica che si pappa la politica, l'inflazione a doppia cifra, la crescita stagnante, il vulnus sempre più profondo tra Nord e Sud del Paese. Chi si occuperà di questi temi? I candidati del Pd? Quelli di Fardelli (Fratelli, pardon) d'Italia? I nomi che Emiliano imporrà a Bari così come a Taranto? Lo Stellato di turno che utilizza le competizioni elettorali - e le coalizioni - neanche fossero porte girevoli di un grande hotel dell'improvvisazione? Il giornalismo - e i luoghi deputati all'elaborazione di un pensiero non vacuo (ce ne sono ancora in giro...?) - incuranti nel porre all'attenzione dei più la vera urgenza della nostra claudicante nazione. Da almeno trent'anni a questa parte. La qualità media della rappresentanza politica. La preparazione moderna della classe dirigente. La consapevolezza di un'idea di comunità non dispersa nel tirare a campare. Draconte fu il primo legislatore ad Atene che pose fine, attraverso una riforma, alla cultura della vendetta. Quando porremo fine alla mediocrazia? Al cretinismo come malattia professionale dei nostri tempi grami?