La masseria di Vespa e i non luoghi di Marc Augè

La masseria di Vespa e i non luoghi di Marc Augè

Prima delle istituzioni ci sono i resort. La politica, l'imprenditoria, un certo giornalismo preferiscono farsi condurre da Bruno Vespa nello spazio dell'indistinto. Con la Taranta a celebrare il rito curativo ultimo di un consociativismo distante dall'abiura

 

Marc Augè li definisce "non luoghi". Un eccesso di tempo. Un eccesso di spazio. Flussi continui di smisurato individualismo. Per la sociologia è come attraversare la modernità senza alcuna ricerca identitaria. Completamente privi di vincolo comunitario. Con l'omologazione che si omologa essa stessa. Nel non luogo c'è sempre un iper-luogo. Niente e tutto si alternano. Si rincorrono. Gareggiano gomito a gomito. Cercando, alla fine, una possibile - e insperata - soluzione di continuità. Di non luoghi la nostra contemporaneità è piena. Gli ipermercati ne sono un esempio: così uguali, così scontati, così privi di un proprio genius loci. Puoi visitarli a Taranto o a Milano senza scorgerne alcuna differenza. I non luoghi sono anche le metropolitane delle grandi città. Un altro non luogo è la masseria/salotto celebrativo di Bruno Vespa, nelle campagne tra Manduria e Avetrana. Politici, imprenditori, un certo giornalismo preferiscono un Porta a Porta più agreste, tra gli ulivi pugliesi, con il canto serale delle cicale a farti compagnia, ai loro abituali luoghi di frequentazione. Perché da Vespa divieni uguale a tutti gli altri, a tutto il resto, pensando di conservare una tua diversità. Omologhi la differenza che non c'è più. Fai avanzare il contenitore che è in te al contenuto scappato via. La destra della Meloni (con al centro il presidente del Senato, Casellati) e la sinistra di Emiliano pari sono. Cosi come (possibili) maggioranze ed (eventuali) opposizioni da edificare. Con la Taranta a celebrare il rito curativo ultimo di un consociativismo distante dall'abiura. Prima delle istituzioni viene il resort. Questione di non luoghi che si atteggiano a luoghi...