Lo Stato bocciato all'esame di Economia politica

Lo Stato bocciato all'esame di Economia politica

Completamente carente di erudizioni, arruffone, logorroico. Per capire bene da chi siamo governati si legga l'ultimo accordo sottoscritto per salvare l'Ilva di Taranto. Al premier qualcuno regali una raccolta di scritti economici di Federico Caffè

 

Uno studente universitario al primo anno, iscritto al corso di Economia politica, se dovesse sostenere l’esame discorrendo dell’accordo sottoscritto per salvare l’Ilva di Taranto, sarebbe bocciato. Invitato dal suo professore a presentarsi alla prossima sessione di esami. Quello studente impreparato, pasticcione, lacunoso nelle sue conoscenze fondamentali è lo Stato italiano. Privo delle più elementari erudizioni di politica industriale e piani produttivi. Neanche Keynes, il teorico che più di ogni altro si spese per un intervento pubblico in economia, avrebbe potuto avallare una scelta, scellerata e penalizzante, come quella computa da Conte & Company. Perché, in questo caso, l’Europa non ce ne voglia, il pubblico pudore neanche, più che di aiuti di Stato si configura il reato di lesa maestà (di Stato). Verso un soggetto privato che risponde al nome di ArcelorMittal. Nei primi governi repubblicani a guida centrosinistra, i partiti laici sostenevano la necessita d’implementare un’economia mista: con il pubblico a fungere da regolatore nelle dinamiche del grande capitalismo nostrano. E non sua ancella, sua dépendance per conclamata – e perdurante – debolezza progettuale. Lo Stato che mette i soldi, i franco-indiani che continuano ad inquinare senza che nessuno abbia nulla a pretendere, neanche la magistratura qualora si deroghi dal diritto e dal rispetto delle norme penali, l’acciaio che non si riesce più a vendere perché la concorrenza e il dumping sociale hanno ridisegnato la geografia socio-produttiva del pianeta, i tarantini che si ammalavano e continueranno a farlo, rappresentano un quadrilatero luciferino di un’errata condotta. L’esibizione appariscente di una debolezza. Il tirare a campare, augurandosi che la nottata prima o poi passi.  Ma, con queste premesse, i problemi finiscono con l’acuirsi più che risolversi. Paradigma dell’uomo di governo è non spacciarsi da profeta. Lo sosteneva Federico Caffè. Qualcuno glielo ricordi all’inquilino di stanza a Palazzo Chigi.